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La zona costiera della Riviera dei Cedri è tra le più suggestive della Calabria per l’alternanza di sinuose scogliere e insenature naturali con lunghi tratti sabbiosi, ma soprattutto per la presenza delle due uniche isole calabresi: l’Isola di Dino, a Praia a Mare, e l’Isola di Cirella, a Diamante. Insieme allo Scoglio della Regina ad Acquappesa, delimitano l’Area protetta del Parco Marino “Riviera dei Cedri”. Maestose pareti rocciose, solitarie calette e grotte naturali caratterizzano il litorale che va dalla Scogliera dell’Ajnella a Scalea, fino a San Nicola Arcella, il cui simbolo naturalistico è l’Arcomagno: fenditura nella roccia scavata nei millenni dall’azione erosiva del mare.

Il modo migliore per apprezzare queste bellezze è vederle dal mare: le gite in barca permettono anche di fare il bagno in acque limpidissime o fare snorkeling, ovvero nuotare in superficie usando la maschera ed il boccaglio, per ammirare i meravigliosi fondali ricchi di pesci e vegetazione marina. Grotte sommerse e tunnel sottomarini rappresentano il paradiso del diving.

Isola di Dino, Praia a Mare. Fonte: Shutterstock

Isola di Dino – Praia a Mare

Emerge maestosa dai fondali di fronte Capo Arena, a sud dell’abitato, a circa 200 metri dalla costa: l’Isola di Dino è il simbolo di Praia a Mare ed è la più grande delle due uniche isole calabresi. Ha la forma di un enorme cetaceo ed è lunga circa 900 metri, con una superficie di 40 ettari; la parte superiore è quasi piatta con una larghezza massima di 400 metri, pareti calcaree rosso ruggine e con strapiombi di altezza variabile tra i 75 ed i 100 metri. Molto ricca è la flora e la fauna tipica della macchia mediterranea, si può trovare il mirtillo, il lentisco e diverse varietà di euforbiacee; restano, inoltre, pochi esemplari di conigli selvatici, il colombaccio, serpenti, lucertole e varie specie di coleotteri. Diverse le ipotesi sulle origini del nome. Potrebbe derivare dal termine greco “Dine” che significa vortice oppure dalla presenza di un piccolo tempio costruito dai Greci, dedicato per alcuni a Venere, dea dell’amore, per altri a Leucotea, dea protettrice dei naviganti o per altri ancora ai due Diòscuri, Castore e Polluce. Sulla punta occidentale dell’isola si erge una torre di origine normanna utilizzata un tempo come torre di avvistamento contro le numerose invasioni della costa. Costituita da rocce calcaree, è ricca di grotte naturali con stalattiti e stalagmiti; nei suoi fondali che arrivano fino a 45 metri cresce una foresta di coloratissime gorgonie. Il percorso migliore per vedere le sue grotte marine è circumnavigare l’isola seguendo la rotta est-nord–ovest, caratteristiche la Grotta delle Cascate, così chiamata per il rumore continuo delle acque che cadono, la rinomata Grotta Azzurra, che ricorda quella di Capri, e la Grotta del Leone, così detta per una roccia immersa nell’acqua che ha la forma di un leone accovacciato. Accessibile solo ai sub esperti è la Grotta Gargiulo, che si apre a 18 metri sotto la superficie del mare.

DOVE SOGGIORNARE QUI VICINO: Proprio a Praia a Mare si trova Evvai Guesthouse Residenza del Golfo. Affacciato sull’isola di Dino, e con splendida vista anche sul Golfo di Policastro, gode di una posizione tra le più suggestive nel nord del Tirreno Calabrese. Dista 5 km da Praia a Mare, 10 km da Scalea e 130 km da Lamezia Terme.

Arcomagno, San Nicola Arcella. Fonte: Shutterstock

Arcomagno – San Nicola Arcella

La sua immagine, utilizzata per promuovere le bellezze della Calabria, è il simbolo naturalistico di San Nicola Arcella. L’Arcomagno è una fenditura a forma di arco, scavata dal mare nella roccia, che consente a piccole imbarcazioni di raggiungere una spiaggetta, su cui vi è una piccola grotta in cui sgorga acqua dolce. Un tempo era utilizzata dai Saraceni per raggiungere la costa, per tale motivo era conosciuta con il nome di Grotta del Saraceno. Durante un’escursione in barca, un turista incantato dalla grandezza e dal fascino suscitato dalla grotta, le ha dato quel nome destinato ad immortalarla nella storia: Arcomagno. La spiaggetta è raggiungibile anche a piedi attraverso un sentiero ricavato nella parete di roccia a ridosso della spiaggia Arcomagno, quella a nord di San Nicola Arcella. Sul lato nord dell’Arcomagno vi è un’altra cavità rocciosa, la Grotta di Enea, il cui nome rimanda ad un mondo incantato, fatto di miti e leggende; dalla spiaggia adiacente la grotta si può accedere, attraverso un tunnel scavato nella roccia, alla Spiaggia del Prete, dalla quale è possibile osservare l’omonima grotta e, a poche decine di metri dalla riva, l’imponente Scoglio dello Scorzone. Nei pressi di Capo Scalea, promontorio che divide San Nicola Arcella da Scalea, si nota una particolarissima cavità nella parete rocciosa a pochi metri sul livello del mare: è la Grotta di Fra’ Girolamo, detta anche “A ricchia i Fra’ Girolamo” per la sua forma simile ad un orecchio che genera un particolare eco di ritorno.

DOVE SOGGIORNARE QUI VICINO: A soli 2 km dalla spiaggia dell’Arcomagno si trova lo splendido Evvai Club Nelema Village. Il resort si trova a San Nicola Arcella, nella splendida cornice della Riviera dei Cedri, tra Praia a Mare e Diamante. Alle sue spalle sorge il Massiccio del Pollino, la sua particolare posizione permette una splendida vista sul Golfo di Policastro e l’Isola di Dino.

Scogliera dell’Ajnella – Scalea. Fonte: Lespiaggediscalea.it

Scogliera dell’Ajnella – Scalea

Un susseguirsi di maestose pareti rocciose, spigolosi scogli color antracite, solitarie spiaggette e grotte marine naturali. I vecchi pescatori chiamavano Carusiello, lo scoglio che ricorda il piccolo salvadanaio in terracotta dei loro bambini, e Lastrachiello, quello dalla forma spianata che somigliava tanto al lastrico del loro ingresso di casa. A circa 1 kilometro dalla riva, durante la bassa marea affiora a pelo d’acqua lo scoglio della Giumenta, il cui profilo ricorda una schiena di un cavallo. La Grotta “du Trasi e jesci” (Entra ed esci) è un tunnel naturale che sbuca su una spiaggetta a forma di ditale, detta appunto ‘A Jiditala. La Grotta della Pecora deve il suo nome alla grande stalattite a forma di testa di pecora che sovrasta l’ingresso, qui l’acqua cristallina sfuma in colori che si alternano continuamente. A fianco, nella stessa insenatura, vi è la Grotta dei Baci, dal cui nome è facile intuire che fosse il luogo preferito degli innamorati.

Isola di Cirella – Diamante. Fonte: calicidistelle.it

Isola di Cirella – Diamante

Il suo caratteristico profilo ricorda una balena, si erge di fronte l’omonima frazione di Diamante. L ‘Isola di Cirella è coperta da una rigogliosa macchia mediterranea che si accende in primavera di splendide fioriture. Raggiunge un’altezza di circa 40 metri, una breve arrampicata conduce alla sommità dove si trovano i ruderi di una fortificazione militare, una torre di pianta quadrata con lati lunghi circa 10 metri e mura spesse dai 3 ai 4 metri. Le rocce calcaree dell’isola sottoposte all’erosione marina hanno dato vita a grotte e insenature, i fondali degradano dolcemente fino a 40 metri e sono ricchissimi di Posidonia. Si presume che lo specchio di mare intorno all’isola nasconda ancora reperti archeologici, diversi infatti i rinvenimenti negli anni passati di anfore risalenti al periodo greco romano.

Scoglio della Regina, Acquappesa. Fonte: Wikipedia

Scoglio della Regina – Acquappesa

Noto in epoca romana con il nome di “Petra majura”, è il faraglione più famoso della costa tirrenica cosentina. Ad accrescere il fascino e il mistero dello Scoglio della Regina sono le tante leggende ad esso associate. La prima narra la storia di due sposi di stirpe reale in viaggio per mare; di passaggio nelle acque limitrofe allo scoglio decisero di fermarsi in prossimità del costone al fine di trovare riparo data l’imminente tempesta in arrivo. La sposa soffriva di sterilità ed era in viaggio proprio alla ricerca di una cura. Durante la sosta forzata la Regina, affascinata dalla bellezza del luogo, decise di esplorare le zone adiacenti lo scoglio e scopri un piccolo fiume sulla spiaggia. Si trattava del fiume Bagni, le cui acque calde e pulite, indussero la Regina a fare un lungo bagno. Date le proprietà rilassanti, questa pratica fu ripetuta per tutti i giorni successivi. Fu così che la Regina scoprì di essere incinta. Felici gli sposi decisero di restare per qualche tempo in quel luogo. Da qui la fama delle virtù delle acque del fiume, che si protrae a tutt’oggi. Lo scoglio prese così il nome di “Scoglio della Regina”; probabilmente i due sovrani erano Isabella di Francia ed Edoardo d’Inghilterra. La seconda leggenda narra di un re insoddisfatto delle sue vittorie e alla ricerca di un modo per sentirsi finalmente appagato. Questa sua inquietudine lo portò a partire per un’ultima battaglia. Il re, prima di partire per mare con un vascello, disse alla moglie che quando avrebbe visto una luce rossa in fondo al mare doveva rallegrarsi, in quanto quella luce avrebbe rappresentato il suo ritorno trionfale. La Regina salutò a malincuore il suo amato il marito; ogni giorno però si recava in prossimità dello Scoglio con la speranza di vederlo rientrare. Ma il tempo passava e il re non tornava. Un giorno la regina in preda alla disperazione decise di salire in cima al costone e, sporgendosi alla ricerca della fatidica luce rossa all’orizzonte, cadde nelle acque del mare e scomparve tra le onde. Da allora si pensa che al tramonto del sole, quando il cielo si tinge di rosso, le anime del Re e della Regina trovano riparo nello Scoglio e le acque in loro rispetto, quietano il proprio moto.

Fonte: www.inrivieradeicedri.it